venerdì, 24/10/2014 | 5:33 CEST
Lo Sai
You are here:  / Featured / Propaganda / Scienza e Tecnologia / Il Celacanto fa esplodere le contraddizioni del darwinismo
celacanto

Il Celacanto fa esplodere le contraddizioni del darwinismo

- di Enzo Pennetta – 

Dato per estinto è stato scoperto in vita, e da allora non ha smesso di creare problemi al darwinismo.

 

Maledetto il giorno che l’hanno ripescato…

 

Il celacanto fino agli anni ’30 era ritenuto un pesce estinto da circa 65 milioni di anni, poi nel 1938 fu inaspettatamente pescato vivo e vegeto.

Da quel giorno non ha smesso di creare problemi agli studiosi dell’evoluzione.

Infatti la prima cosa che il ritrovamento di un esemplare vivente ha comportato è stato un imbarazzante confronto tra la ricostruzione fatta dai paleontologi e le effettive caratteristiche verificate sull’esemplare esaminato, vediamo infatti cosa troviamo su Wikipedia:

La comparazione anatomica fra i resti fossili di pesci appartenenti ai Coelacanthiformes, lo stesso ordine del celacanto (soprattutto con i fossili del genere Macropoma del Cretaceo), e gli esemplari viventi attuali mostra chiaramente come questo ordine sia rimastosostanzialmente invariato almeno negli ultimi 65 milioni di anni secondo una parte dei paleontologi o 300-400 milioni di anni secondo altri causando inizialmente un certo stupore fra gli studiosi, poiché il celacanto era ritenuto un progenitore degli anfibi, associato ad ambienti di acque poco profonde e progressivamente evolutosi fino a diventare adatto alla vita sulla terra ferma. Al contrario i ritrovamenti di forme viventi nel corso del XX secolo indicano che il celacanto odierno vive prevalentemente in acque profonde, dove non giunge alcuna traccia di luminosità.

Insomma, il celacanto doveva essere un progenitore degli anfibi in particolare per via delle sue pinne carnose, e così sarebbe ancora spacciato se non ci fosse stata quella strana pesca nell’Oceano indiano, ma invece cosa si va a scoprire… che si tratta di un pesce abissale, un pesce che vive dove non arriva neanche la luce!

Roba da rendere incerte quasi tutte le ricostruzioni basate sull’aspetto dei fossili, ma come sappiamo certe abitudini sono dure da perdere (vedi Tiktaalik, se ne è parlato su CS), così come è difficile rinunciare alla tecnica dell’arrampicata sugli specchi, infatti come leggiamo sempre su Wikipedia venne trovata una giustificazione anche a questo:

Questa apparente contraddizione è tuttavia facilmente spiegabile con due osservazioni:
la latimeria non vive solamente in acque profonde, fatto provato dalla scarsa profondità di pescaggio delle reti con cui i pescatori locali con cui viene pescato dagli ormai noti incontri di subacquei con esemplari viventi e sia con l’osservazione statistica, che il biologo P.L. Florey riporta nel suo trattato su questo pesce, che la maggior parte delle catture sono avvenute tra una profondità di 100 e 400 metri

[...]

nella crisi di fine cretaceo i celacanti si estinsero completamente nelle forme viventi in acque basse, costiere o dolci. Tuttavia gli animali che vivono in acque profonde sono molto difficilmente conservati allo stato fossile e raramente i loro resti fossili sono portati ad affiorare alla superficie terrestre dove i paleontologi possono scoprirli, cosicché può accadere che le specie di profondità scompaiano nella documentazione fossile.

Ecco sistemato tutto, il fatto che si tratti di un pesce che talvolta si trovi a “solamente” 100 metri di profondità ne fa un candidato ideale per essere un progenitore degli anfibi. Che volete che siano quei pochi ultimi 100 metri che lo separano da una passeggiatina sul bagnasciuga?

E poi, che problema ci sarà mai per un pesce di profondità a salire dove la pressione è talmente bassa da creare possibili danni agli organi interni… E il fatto che si siano trovati dei fossili proverebbe poi che si trattava di animali che vivevano in acque basse. E vallo a contraddire.

Messa questa toppa alla vicenda accade però che la questione venga riaperta con il sequenziamento del DNA compiuto recentemente, come da notizia riportata su Nature in The African coelacanth genome provides insights into tetrapod evolution.

E cosa si scopre? Che il Celacanto non è un antenato dei tetrapodi (cosa di cui noi ci eravamo già accorti da tempo per via delle contraddizioni di cui si è parlato sopra), quindi ci si poteva tranquillamente risparmiare l’arrampicata sugli specchi. Altra figuraccia rimediata da quelli che “te la spiego io come è andata”.

Riguardo poi alla mancata evoluzione, ricordata anche su un articolo di Oggiscienza e riportato suPikaia, essa sarebbe dovuta ad un ritmo più lento, come si legge nell’articolo di Oggiscienza:

In primo luogo, dai risultati emerge come l’evoluzione del genoma del celacanto proceda aritmi molto più lenti rispetto agli altri vertebrati, riflettendo quindi la bassa evoluzione fenotipica che ha interessato questo organismo.

E’ possibile che questo fenomeno sia dovuto alle sue abitudini a vivere nei fondali marini, le cui condizioni si sono mantenute pressoché costanti nel corso del tempo.

Ma non si fa in tempo a pubblicare questi articoli che come una mazzata arriva un vibrante intervento su Pharyngula, quello che è stato definito dalla stessa Nature il migliore blog di Scienza, dove si afferma con forza che il termine “fossile vivente” è errato e soprattutto che non ci sono gli elementi per dire che si tratti di un’evoluzione a ritmi più lenti.

Ma anche sul ruolo della selezione ci sono forti dubbi, infatti nella ricerca si legge:

E ‘impossibile dirlo con certezza, ma il basso tasso di evoluzione celacanto potrebbe essere dovuto ad una mancanza di pressione naturale-selezione…

Affermazione alla quale su Pharyngula si risponde nel seguente modo:

Quindi l’argomento che devono vivere in un ambiente stabile, con una mancanza di pressione naturale-selezione è assurdo. La selezione è generalmente un processo conservativo: la rimozione delle pressioni di selezione da una popolazione dovrebbe portare ad un aumento della accumulazione di variabilità.

Cosa significa che c’è stato un aumento di selezione in un ambiente delimitato ma molto stabile?

Ma anche questo non ha senso. Dovremmo comunque aver visto l’accumulo di alleli neutrali. Un aumento di selezione va solo a rimuovere la variabilità di elementi funzionali, e la maggior parte del genoma non lo è.

Suppongo che una alternativa per spiegare l’evoluzione molecolare lenta sarebbe la replica di altissima fedeltà, ma anche essa richiederebbe vincoli specifici di selezione per evolvere.

Le parole impiegate dall’autore PZ Myers nei confronti dello studio sono davvero forti:

Questo articolo ha rotto il mio povero cervello. Non riuscivo a vedere come tutto questo potrebbe funzionare – ha ignorato le prove fossili e anche sembrava essere in spregio alla teoria evolutiva. Mi ha lasciato così confuso.

E tanto per non farsi mancare nulla, ecco smentita l’ultima delle affermazioni che venivano riportate sul Celacanto, sempre da Wikipedia:

Inoltre l’etichetta di animale che non si evolse fisiologicamente dai tempi paleozoici, vulgata popolarmente appiccicata a questo phylum, non è corretta: gli sviluppi della ricerca paleontologica, nei decenni successivi alla scoperta della forma vivente e della formazione delle prime congetture, ha permesso di comprendere che le forme paleozoiche si evolsero e si irradiarono in diversi phylum, con un massimo di radiazione evolutivanel Triassico

Ecco invece le conclusioni pubblicate su un documento dell’Università Politecnica delle Marche:

Ora, in seguito al sequenziamento del suo DNA, è stato possibile capire che non sono i celacanti, bensì i dipnoi i diretti antenati dei vertebrati che hanno colonizzato la Terra circa 400 milioni di anni fa. I celacanti quindi costituiscono un ramo dell’albero dell’evoluzione che non ha portato a successivi particolari sviluppi.

 

Il Celacanto si rivela dunque un vero problema per gli studiosi dell’evoluzione, e soprattutto mette a nudo alcune contraddizioni della capacità esplicativa del neodarwinismo, andando a colpire sia la dinamica delle mutazioni casuali che quella della selezione naturale.

Sembra che stia diventando sempre più difficile arrampicarsi sugli specchi.

Fonte: Critica Scientifica

email
  • Tommaso

    bell’articolo,ma il problema a mio avviso rimane sempre lo stesso..negli articoli di questo ambito dimenticate sempre che la scienza forma teorie,e che queste non sono leggi assolute,se vengono smentite non è una figura di merda,è una teoria sbagliata che viene scartata per adottarne un’altra migliore della precedente..non è un’arrampicarsi sugli specchi,è un tentare di ri-arrangiare quanto possibile una teoria ormai magari superata cercando di renderla descrittiva di ciò che succede..questo finché non arriva una teoria migliore e senza problemi..ma pensare che la teoria evolutiva fosse considerata perfetta e corretta dagli scienziati è da stupidi,e lo dice la parola “teoria” stessa..una teoria non è una legge,e rimane teoria solo quando non ha abbastanza prove..
    quindi magari date un’impostazione meno “scienza merda” e meno “l’evoluzione non esiste,ci ha creati Dio!” (perché al di la che sia vera o meno la cosa,l’impostazione tende a lasciar trasparire questa interpretazione,non so se mi spiego..)
    insomma,meno sfottenti e più scientifici nei post di tematica appunto scientifica,poi a mio avviso siete perfetti anche qui come in tutto il resto

    • occhio

      ti aspetti articoli scientifici da non scienziati? questo articolo è pieno di erroracci madornali

  • jolanda

    il darwinismo è una delle teorie più stupide, insensate e illogiche che io abbia mai sentito in tutti gli ambiti. un mammifero resta sempre un mammifero, e un pesce non può mai diventare un fiore. Le evoluzioni si spiegano solamente nell’ambito di una stessa specie ma ma non va oltre.

    • Sarevok

      quindi il passaggio da pesci a anfibi e poi a rettili è un sogno?
      così come le caratteristiche fisiche degli uccelli così simili a quelle di un ramo particolare di rettili?
      per favore, se non sapete le cose state zitti