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Terrorismo e confisca delle armi: é in atto una strategia per il disarmo globale?

– di Redazione –

A seguito dei vari attentati, ultimo quello di ieri a Monaco di Baviera, torna in mente il famoso “piano” del CFR(Council of Foreign Relations) con l’intenzione di cedere all’ONU la protezione della sovranità nazionale USA (e non solo), arrivando alla confisca di tutte le armi: un futuro disarmo globale, insomma.
Sembrerebbe un’idea cospirazionista se non che, con qualche ricerca, troviamo indizi che lasciano a dir poco perplessi.

Uno dei documenti è il Rostow Papers, scritto da Walter Rostow, consulente per gli affari di sicurezza nazionale di J.F. Kennedy e di L.B. Johnson, e consigliere e direttore del Comitato di pianificazione delle politiche del Dipartimento di stato (1961-66).
Rostow, figlio di un rivoluzionario marxista in Russia, veniva da una famiglia molto legata al socialismo e al comunismo.

Fu definito dall’intelligence dell’aeronautica U.S.A. “elemento pericoloso” per i suoi rapporti con varie spie sovietiche, così che apparentemente non ci si spiega come fosse riuscito a ricoprire tali cariche.
Nel suo documento rese noti al pubblico, già negli ani ’60, gli obiettivi politici americani: la collaborazione col mondo comunista, un governo unico mondiale e il disarmo globale.
“Operare per porre fine al concetto di nazione, così come si è determinato storicamente” (da The United States in The World Arena – Walter Rostow).

Questa teoria seguiva l’impronta di un piano di unificazione già messo in atto a fine seconda guerra mondiale con l’istituzione del Fondo Monetario Internazionale, la nascita dell’ONU nel 1945 e le conseguenze del Piano Mashall, che hanno portato gli Stati Uniti ad avere sempre più voce in capitolo nelle vicende dell’Europa Occidentale.
Sul sito del Consiglio dell’Unione Europea possiamo trovare un piano di “Disarmo globale e controllo degli armamenti“: interessanti documenti nei quali si afferma che la “strategia europea in materia di sicurezza, ha rilevato la necessità di una risposta che riunisca tutti gli strumenti e le politiche di cui dispone l’UE in un’azione coerente contro i molteplici aspetti di queste sfide”.
Inoltre sono previste “Operazioni militari di gestione delle crisi che consentono l’attuazione di un controllo delle frontiere o lo spiegamento di forze per il mantenimento della pace, la stabilizzazione o che contribuiscono alle azioni di disarmo”.

Se ciò non ci basta, è facilmente reperibile la Pubblicazione del Dipartimento di Stato 7277 del settembre 1961 (vedilink) , chiamato
The United States Program for General and Complete Disarmament in a Peaceful World (Programma degli USA per un disarmo generale in un mondo pacifico).

Il programma si prefigge un continuo e ininterrotto sforzo per raggiungere lo scopo finale di un “generale e completo disarmo sotto un efficace controllo internazionale in cui le risorse delle nazioni saranno dedicate al progresso materiale, culturale e spirituale dell’uomo.”
Come?

Attraverso “lo scioglimento di tutte le forze armate nazionali, l’eliminazione degli arsenali nazionali e di tutte le armi di distruzione di massa ESCLUSE quelle richiesta dalle Forze di Pace”.
Del 1961 è anche la “Public Law #87-297” la quale è stata negli anni aggiornata e porta la firma di vari presidenti, prevedrebbe l’eliminazione delle forse armate nazionali USA: a pagina 555 si parla di disarmo attraverso l’abolizione delle forze armate degli Stati Uniti e forti restrizioni sul possesso personale di armi.

Strano se pensiamo all’attenzione mediatica sulle stragi con armi da fuoco e alla facilità che c’è nello stato dello zio Sam, anche per un minorenne, di entrare in possesso di un’arma.
Pubblichiamo un grafico tratto dalle statistiche del 2013  che evidenzia che i decessi per omicidio sarebbero l’1.6% .

death

Percentuale che non comprende solo attentati, ma anche omicidi legati ad altre cause.Tutto questo allarme evidenziato dai media, allora, non è eccessivamente amplificato?

Perché, se c’è cotanta attenzione al controllo delle armi, non vengono attuate misure adeguate? Perché è così facile per un cittadino entrare in possesso di tali strumenti?
Ci troviamo innanzi ad una politica incapace, o a una politica strategica che mira a condurre l’opinione pubblica, anche attraverso atti terroristici, ad accettare passivamente l’entrata in una dittatura mondiale mascherata da tutela al cittadino?

Basta un po’ di volontà per cercare e scoprire che le principali fonti di comunicazione di massa fanno tutte capo agli stessi proprietari (anche quelle che dovrebbero essere “rivali”).
Quei proprietari che sono in società o in affari con le banche e le maggiori multinazionali. Le stesse che finanziano la politica, le campagne elettorali, le organizzazioni no profit.
Eppure molti continuano a credere che quello che viene spacciato per “bene dell’umanità” sia bene per il popolo.

Lo stesso Council of Foreign Relations  risulta formato in gran parte da personaggi di rilievo del mondo delle banche, dell’industria, della politica, dei mass media, che ricoprono cariche importanti all’interno dei vari stati.

Non a caso Winston Lord, presidente del CFR nel 1978 (nonché vicesegretario di Stato), dichiarò: “E’ il CFR a dirigere il mondo“.
Per portare la gente alla convinzione di una minaccia costante, al comprendere la necessità di “rinforzare la pace”, occorre metterla innanzi a minacce frequenti, a guerre che devono esistere e cessare con l’intervento di chi lancia i “semi della democrazia”.
In un documento del 1974 intitolato “La crisi della democrazia”, scritto dal politologo di Harvard Samuel Huntington, e da Joji Watanuki (Commissione Trilaterale), viene evidenziata l’importanza della Repubblica Democratica come unica via per imporre l’autorità. Essenziale la capacità che dovrà avere un “buon governo” per “prospettare una crisi clamorosa, in modo da chiedere ai cittadini dei sacrifici per poterla fronteggiare”.
Ci rendiamo conto che un articolo non basta ad analizzare una situazione generale che dovrebbe spulciare almeno negli ultimi due secoli di storia mondiale. Ci limitiamo a invitare il lettore ad avere una posizione critica.

Cerchiamo di analizzare questa “crisi” crescente: l’abbassamento delle aspettative lavorative, l’aumento dei prezzi e della disoccupazione, la crescita delle grandi imprese a discapito delle piccole; l’immigrazione senza controllo, l’aumento delle tasse, la crescita del debito pubblico e l’abbassamento del livello culturale della gente; i tagli alla sanità e l’aumento dei farmaci a pagamento; il pressante lavoro mediatico per guidare l’opinione pubblica.
Basta pensare a ieri, quando molti telegiornali hanno riportato (per errore?) un filmato di un’esercitazione di mesi fa (sembra a Manchester) spacciandolo per l’attentato di Monaco.
E’ bastato quel video a scatenare l’opinione pubblica che, allarmata,  si è sbizzarrita sui social con sentenze già elargite.

Chi sono i registi che stanno dietro agli attentati terroristici?

Assalti che portano reali vittime innocenti, paura, caos, rabbia, e sensazione di impotenza.

Il risultato lo lasciamo ad un lettore attento, che abbia voglia di porsi qualche domanda e di analizzare le informazioni ricevute in modo critico.

Fonte: Informare per Resistere