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Espulso dalla magistratura per aver “inventato” la presenza in Italia di sette e poteri occulti

Il caso del giudice Ferraro, una palese ingiustizia

Espulso dalla magistratura per aver “inventato” la presenza in Italia di sette e poteri occulti

C’è una storia di ordinaria ingiustizia, che rimbalza sulla rete ma non ottiene visibilità negli “autorevoli media” nazionali e che riguarda il dottor Paolo Ferraro, un giudice già attivo in battaglie esemplari quali la riconquista della nostra sovranità monetaria e della nostra indipendenza nazionale, oggetto delle attenzioni della casta e al quale si vuole, praticamente, togliere la dignità di cittadino ed essere umano.
Contro Paolo Ferraro, espulso di recente dalla Magistratura con provvedimento del CSM perché accusato di essersi “inventato” la presenza e l’attività in Italia di massonerie e sette sataniche, sta andando avanti a tappe forzate una “damnatio” . Il Csm ha proposto innanzi al Tribunale di Roma un’istanza per porre Ferraro, addirittura, sotto ad “amministrazione di sostegno e cure farmacologiche”. In sostanza una richiesta di revoca di capacità giuridica di agire.
Secondo Paolo Ferraro si tratta in sostanza di un accerchiamento da più lati (ci sono di mezzo le iniziative legali della coniuge separata) per bloccare la sua attività di denuncia e politica.
“Per il 14 marzo 2013 – scrive Paolo Ferraro – sono stato convocato in udienza dinanzi al giudice tutelare di Roma (presidente della sezione Tribunale) per la “nomina di amministratore di sostegno” non alla mia anziana madre o alla signora terminale in ospedale… ma a me…
Chi sa capisce quanto grave sia questa iniziativa che significa togliere a un soggetto autonomia capacità di agire ed in crescendo intrappolarlo rapidamente .. nella direzione finale che è stata evidentemente tracciata dall’odio di chi credeva di poter mettere tutto a tacere”.
Paolo Ferraro svolgeva la funzione di sostituto pm presso la Procura di Roma ed era definito anche dai colleghi come un magistrato preparato, attento, scrupoloso e molto affidabile che ha sempre portato a termine in modo ottimale i suoi compiti.
In ogni caso, verso la fine del 2008 formalizzava una denuncia in Procura assumendo che nella sua abitazione, nel quartiere romano della Cecchignola, nei tempi in cui lui non era in casa, avvenivano rituali satanici, pratiche sessuali in condizioni di ipnosi e comunque sotto l’effetto di sostanze alteranti, che vedevano coinvolti adulti, bambini e quale vittima posta in stato di incoscienza l’allora sua compagna.
Una denuncia suffragata da registrazioni audio ambientali. Il sospetto di quanto potesse accadere a danno della sua donna e dei minori conduceva il dott. Ferraro ad intraprendere “ingenuamente e inconsapevolmente comprendendone i tasselli, legami e ruoli solo molto tempo dopo” – sue parole – una lunga e tortuosa attività di studio e approfondimento personali che, a suo dire, lo portavano a scoprire trame occulte e deviate tra i poteri istituzionali dello Stato, gli alti gradi militari (che trovavano nel quartiere della Cecchignola abitazione), psicologi, psichiatri e altri professionisti compiacenti, massoneria e sette sataniche. Perciò le sue “denunce”, inizialmente passavano per i canali “ufficiali e istituzionali”. Ciò l’avrebbe portato a “scoprirsi” e a divenire obiettivo da neutralizzare per tali poteri deviati.
Così si spiegherebbero, dal suo punto di vista, un TSO convertito in ricovero volontario nel maggio/giugno 2009, con forzata assunzione di neurolettici; due procedure di dispensa dalle sue funzioni, avviate presso il CSM nel 2009 e 2010 su segnalazione delle Procure di Roma e Perugia e concluse con l’archiviazione; un’aspettativa per infermità di più di un anno (agosto 2011- dicembre 2012), seguita dalla delibera di dispensa dalle sue funzioni assunta per motivi di salute dal CSM lo scorso 06.12.2012 (che intende impugnare al TAR).
La notifica del ricorso del Procuratore Capo di Roma per la nomina di un amministratore di sostegno che dovrà acconsentire in sua vece alla somministrazione a lui di psicofarmaci gli è giunta il 7 marzo.
Come nota Armando Manocchia, giornalista di imolaoggi, “al di là della fondatezza o meno della sue tesi, va però tutelato il suo diritto individuale di libertà a decidere del suo stato di salute ed, eventualmente, la sua libertà di curarsi o meno; la nomina di un amministratore di sostegno, in assenza di condizioni di pericolosità alcuna, è una violenza per lui e violazione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’individuo che non può venire tollerata. Non di meno il gravissimo fatto che lo sta coinvolgendo lede la fondamentale libertà di espressione e manifestazione del pensiero”.
Con l’occasione dell’udienza del 14 marzo, presso il Tribunale Civile di via Lepanto, a Roma, Paolo Ferraro ha chiesto solidarietà alla sua battaglia di libertà. E, in quella sede, alle 10 di mattina ha già convocato, un incontro stampa.

Fonte: Rinascita

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