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Bernays e i segreti della propaganda americana

– di Nicolas Bonnal –

Torniamo a parlare un po’ delle Femen. Se siamo a questo punto, è anche un po’ grazie a loro. Con il loro comportamento abbietto e «provocante» hanno cagionato un inasprimento della situazione in Ucraina, un inasprimento del fanatismo occidentale in materia di tolleranza e sessualità, e infine del trattamento mediatico verso il bersaglio russo – o cristiano, ormai è indifferente. Questa strategia dura da 4 anni, ed è normale che ciò che al principio non era che una semplice provocazione innocente sfociasse nella crisi attuale.

Per capire come ha avuto inizio il fenomeno Femen ritorno a Edward Bernays e al suo famoso libro sulla Propaganda.

Bernays, come vedremo, è un esperto di lavaggio del cervello, di condizionamento, di manipolazione dello spirito. Negli anni Venti crea il condizionamento popolare globale servendosi dei rapidi progressi tecnologici: radio, giornali, cinema – perché per lui il cinema può permettere ogni cosa:

«Nel nostro mondo contemporaneo, il cinema è inconsapevolmente il mezzo di trasmissione più efficace della propaganda. Non esiste niente di paragonabile per diffondere idee e opinioni. Il cinema ha il potere di uniformare i pensieri e gli stili di vita di tutta la nazione»

Hollywood, imposta in tutte le sale del paese, ormai colonie culturali, ha dato anche un enorme tornaconto agli americani. Questo nipote di Freud, all’inizio semplice giornalista (ma i semplici giornalisti non esistono: pensate a Clemenceau, Churchill, Lenin e Goebbels), responsabile della propaganda del presidente Wilson, inventa l’“unno” tedesco per il pubblico americano durante la prima guerra mondiale, quando migliaia di finanzieri internazionali scommettono sui «democratici» contro gli imperi centrali – e contro la Russia zarista loro alleata. In seguito Bernays fa fortuna nel consiglio delle industrie americane insegnando loro a vendere non importa cosa al pubblico ricco e credulone del nord America. Pubblica alla fine degli anni Venti un eccellente resoconto delle sue tecniche e idee che non mancherà di influenzare Goebbels al potere – o all’opposizione.

Alcune di queste formule sono molto superficiali: Bernays sostiene che un quotidiano è innanzitutto uno strumento di propaganda travestito da mezzo di informazione oggettiva:

«Oggi, mentre sto scrivendo questa pagina, quella del New York Times contiene otto informazioni importanti. Quattro di loro, ossia la metà, sono di propaganda. Il lettore ingenuo penserà senza dubbio che stanno riportando fatti d’attualità, invece …».

In seguito arriva a rappresentare se stesso come una sorta di generale o di trombettiere il cui compito è di radunare le truppe. Il capitalismo moderno e massificato ha un’impronta militare:

«Ciò che bisogna affermare è che la propaganda ha carattere universale e permanente, poi, che in fin dei conti lei non fa altro che irreggimentare l’opinione pubblica, esattamente come un esercito irreggimenta i corpi dei suoi soldati».

Poi Bernays confessa: noi siamo già diretti da un’élite invisibile di manipolatori e burattinai.

«La manipolazione delle opinioni e delle abitudini delle masse gioca un ruolo fondamentale nella società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo sociale impercettibile sono gli stessi che compongono un governo invisibile che dirige concretamente il paese. Sono loro che tirano i fili».

E sul presidente americano ecco ciò che scrive:

«Si rimprovera sempre alla propaganda di aver fatto del presidente degli Stati Uniti un personaggio a tal punto rilevante da farlo apparire come l’incarnazione vivente di un eroe, per non dire di una divinità da venerare».

Ritorniamo alle Femen.

Sappiamo che il successo più strepitoso di Bernays è stato quello di aver convinto le donne americane a fumare – e dunque le donne del mondo a intossicarsi. Nel 1929, George Washington Hill (1884-1946), presidente della American Tobacoo Co., decide di rompere il tabù che vieta alle donne di fumare in pubblico. Hill assume Bernays, che, a sua volta, consulta lo psicanalista Abraham Arden Brill. Brill spiega a Bernays che la sigaretta è un simbolo fallico rappresentante il potere sessuale del maschio: se è possibile associare la sigaretta a una forma di «contestazione» di questo potere sessuale, allora le donne fumeranno.

Segue un’operazione degna di una rivoluzione arancione.

Nel corso di una sfilata, un gruppo di giovani donne portava con sé, nascoste sotto i vestiti, alcune sigarette. A un segnale concordato, le manifestanti tirarono fuori le sigarette accendendole davanti ai giornalisti e ai fotografi sopraggiunti. Le giovani donne spiegarono che ciò che accendevano erano le «fiaccole della libertà». Sempre la libertà …

Intuiamo senza fatica chi aveva dato il segnale di questa accensione collettiva e chi aveva inventato questo slogan; come intuiamo che è stata la stessa persona ad aver avvertito i media.

Per le donne fumare era diventato socialmente accettabile, le vendite di sigarette, grazie a questa nuova clientela, decollarono. E con loro i tumori alla gola e al seno (un vero bilancio di guerra in questo caso).

Bernays non è mai stato superato.

Gli stessi metodi li ritroviamo nelle Femen. Un gruppetto eccitato retribuito e facilmente mediatizzato; la condiscendenza dei media occidentali meno sospettabili, sempre pronti a partire per una crociata; infine un bersaglio, la Russia, Vladimir Putin (Merkel gli ha bruscamente detto di tollerare l’ingenua esibizione di queste nostre provocatrici democratiche), il cristianesimo. Ancora un po’ e potremo partire per la guerra.

Quanto alla sigaretta, oggi la si vieta ferocemente e intenzionalmente, oggi si rischia l’arresto e la prigione se si fuma dove non si può. Quando vi si ripete che la democrazia americana ha un’essenza militare …

Tratto da: Come Don Chisciotte

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/bernays-et-les-secrets-de-la-propagande-americaine